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Giulianova - “Massima attenzione nei confronti del nostro patrimonio pittorico”

emilio_vedova“Mi fa piacere che Italia Nostra esprima compiacimento relativamente alla nostra iniziativa di procedere al restauro dell'opera di Emilio Vedova, per molti anni lasciata nel più totale abbandono e pressoché dimenticata. E colgo l'occasione per rassicurare l'associazione, e quindi i cittadini che come noi hanno a cuore il patrimonio artistico e pittorico cittadino, che questa Amministrazione si è attivata da tempo effettuando, con un approccio serio e scientificamente orientato, una ricognizione completa delle opere d'arte possedute dal Comune proprio per procedere a successivi interventi di restauro”.

Queste le parole dell'assessore alla Cultura Nadia Ranalli in risposta ad un comunicato stampa diffuso dalla sezione giuliese di “Italia Nostra” in cui si richiama l'attenzione dell'Amministrazione sulla “collezione Bindi”, secondo l'associazione  “lasciata in un angolo”.

“Nulla è stato lasciato in un angolo, anzi. Lo dimostra il fatto che già nell'ottobre 2009, a pochi mesi dall'insediamento della Giunta, il mio predecessore Luciano Crescentini, recependo un preciso orientamento del sindaco Francesco Mastromauro, e dando altresì piena attuazione alla perseguita collaborazione tra cittadini e Amministrazione – spiega l'assessore – si avvalse della collaborazione offerta a titolo gratuito da due esperte in restauro con lo scopo di monitorare, studiare e segnalare lo stato di  conservazione delle opere d'arte, in particolare dipinti su tela, tavola e supporto cartaceo della collezione “Bindi” di proprietà comunale. Grazie ad un lavoro attento e certosino e, ripeto, a costi zero per l'Amministrazione – continua Ranalli – oggi disponiamo di una minuziosa schedatura delle opere, suddivise tra catalogate e non catalogate, tutte fotografate e inserite in un CD rom, con l'indicazione delle criticità e delle problematiche esistenti sulle quali intervenire a secondo della maggiore o minore urgenza. E in proposito è bene sottolineare – conclude Nadia Ranalli – che questa ricognizione, la prima effettuata da circa quindici anni, è stata effettuata con l'ausilio delle schede di catalogazione fornite dall'ufficio di Sulmona della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici dell'Abruzzo, ed ha permesso di evidenziare, tra l'altro, numerose imprecisioni di compilazione quali tecnica di esecuzione e dimensioni”.

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