Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, ha finalmente compreso che lo Stato non può consentire che, sparute minoranze, mettano a soqquadro il Paese senza che ci sia un intervento deciso da parte di chi ha la responsabilità di preservare e garantire la coesistenza pacifica.
Il ministro ha detto che: ”Qualsiasi possibilità di dialogo sulla Tav è subordinata alla cessazione di ogni forma di intimidazione, sopruso o violenza e all’isolamento di chi vi ricorrerà”.
Il comunicato è del Viminale ed è stato reso pubblico dopo la riunione del ministro con le autorità locali e i vertici delle forse dell’ordine. La cancellieri ha dato un segnale chiaro che ora dovrà perseguire: ”Le porte dei dialogo sono sempre aperte purchè la finalità sia l’individuazione delle migliori soluzioni per la realizzazione dell’opera e non per il suo annullamento”.
Il governo, quindi, vada oltre le liberalizzazioni, certamente importanti, ma si attrezzi per affrontare il problema dei rigassificatori, delle ricerche di metano e petrolio, di fonti energetiche alternative dall’eolico al solare fino, a quelle infrastrutture iniziate ma bloccate o non iniziate affatto, per l’opposizione spesso di chi opera nel suo orticello, senza tenere in alcun conto l’interesse nazionale.
I no Tav sull’autostrada Torino – Bardonecchia cercavano disperatamente il morto per poter avere un “eroe” da inneggiare contro la costruzione della ferrovia Torino - Lione. Non l’hanno avuto per la professionalità delle forze dell’ordine ma, si torna a ripetere, il segnale dato dal governo era sbagliato: nessuno, ma proprio nessuno, può bloccare autostrade e strade ferrate. Il confine tra quello che è accaduto e subìto non solo in Piemonte ma anche altrove, con l’anarchia, è estremamente labile. E questo in uno Stato di diritto non è ammissibile.
