"Si vis pacem para bellum" dicevano gli antichi. "Se vuoi la pace, prepara la guerra". Un motto cinico e disincantato, ma che la storia ha quasi mai smentito. La guerra è un momento disumano, alieno dalla civiltà, eppure ha segnato le tappe dell'uomo sin dai primordi. Forse proprio questa distonia in ciò che circondava l'umanità, fra la guerra concreta e la pace utopica, ha spinto da sempre gli ingegni più riflessivi ad escogitare una spiegazione a tanto paradosso. Si è parlato di guerra che difende la pace, come nel proverbio latino, poi, ancora i romani, con Tacito, hanno ipotizzato la "guerra giusta", ma che tale non era per i nemici: "fanno il deserto e lo chiamano pace", ammoniva lo sconfitto re nemico Calgaco riferendosi ai romani vittoriosi. Poi ancora le "guerre sante" dei crociati, o ancora le guerre di indipendenza o di liberazione. Insomma ogni attributo sembrava volto a conferire un tono di legalità a quello che è un delitto collettivo, come se un aulico aggettivo bastasse a lavare tutto il sangue insito nell'odioso sostantivo.
A tutto questo sostrato culturale, a tutto questo bagaglio di riflessioni secolari, qui brutalmente sunteggiate, sembra fare riferimento il Museo della guerra per la pace di Canosa Sannita. Inaugurato nel 2001, il museo ha luogo all'interno dello storico Palazzo Martucci, edificio fortificato del Seicento, poi reso residenza nobiliare nel corso del Settecento. La tematica della guerra è stata scelta per la notevole quantità di materiale raccolto nella lunga tradizione militare della famiglia Martucci, con lo scopo di mantenere vivo il ricordo di coloro che hanno sacrificato la vita combattendo per la patria e di tramandare alle generazioni future il ricordo degli orrori della guerra. Il tentativo del Museo è quello di convincere i visitatori che bisogna rifiutare qualunque conflitto come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Il percorso di visita si snoda attraverso sedici sale, nelle quali sono illustrati i principali eventi bellici che hanno interessato l'Italia, dalle Guerre di Indipendenza fino alla Seconda Guerra Mondiale. Corposa la collezione di uniformi italiane dal Risorgimento alla "semplificazione" del modello 1900, l'introduzione del grigioverde, la "borghesizzazione" della Riforma Baistrocchi fino al battle dress dell'Esercito del Regno del Sud, per arrivare alla diagonale.
Un motivo originale e non scontato per recarsi a Canosa Sannita e cogliere l'occasione per visitare il suo territorio.
Canosa Sannita (Ch) in pillole
Abitanti 1471
Detti canosini
Densità per km2 104,3
Superficie km2 14,10
Confina Ari, Arielli, Crecchio, Giuliano Teatino, Orsogna, Tollo
Santo Patrono Ss. Filippo e Giacomo
Festa patronale 1 maggio
Fa parte di Associazione Nazionale Città del Vino
Da vedere Chiesa parrocchiale Santi Filippo e Giacomo Apostoli