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Chieti - Di Primio in difesa degli ex Burgo: per le 140 famiglie tutto non può finire il 5 dicembre

di_primioLa pesante vicenda della Burgo di Chieti che ha mandato sul lastrico 140 lavoratori qualificati per spostarsi in altra zona a fabbricare la stessa carta non può finire il 5 dicembre prossimo, con lo stop della Cassa integrazione in deroga che non sarebbe più rinnovabile. Si tratta di 140 famiglie che hanno tutto il diritto, per età e mansioni svolte, di trovare collocazione nel mondo del lavoro.

E il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio che ha trattato, con continuità,  per evitare il peggio oggi si trova a tentare di passare su una strada strettissima: ottenere un’altra proroga della Cassa integrazione in deroga è complicato ma sarà tentata e lo stesso sindaco si attiverà preso la Burgo perché si rendano conto che i loro ex lavoratori non possono rimanere senza un futuro occupazionale dopo che hanno arricchito, con le loro prestazioni, i soci proprietari della cartiera. Così come il sindaco non può ulteriormente tollerare che i tanti operatori interessati al progetto In.Te e dopo che hanno trattato, come riqualificare gli ex dipendenti Burgo per svolgere altre mansioni, continuano a prendere tempo ed a cincischiare.

Qui si tratta dii operai che perdono qualsiasi aiuto economico e c’è più di un operatore economico che non potrà più girare per Chieti, con la stessa faccia e identici connotati. Il sindaco che si è battuto per i lavoratori della ex Burgo si è anche fidato degli operatori chietini che avrebbero trasformato, l’intera zona, in una serie di attività tanto da poter riassorbire i lavoratori. Chi potrà dire ai 140 ex Burgo abbiamo scherzato? Chi potrà dire alla Rsu, a conoscenza di tutta la complessa trattativa con la In.Te abbiamo solo preso tempo? Ed infine  la Regione ha tanti problemi ma l’unica cosa che non può fare e lasciare i 140 lavoratori in mezzo alla strada: la reazione non potrebbe che essere adeguata all’abbandono. Il sindaco Di Primio, per l’ennesima volta, tenterà l’impossibile nella speranza che riesca in una impresa ben oltre il limite dell’immaginabile ma c’è chi sta tradendo non solo le maestranze ma anche la città di Chieti che non può permettersi di perdere ben 140 posti di lavoro.

 

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